RENDERE IL LAVORO DA CASA DAVVERO SMART ( & CONSAPEVOLE)

Cosa succede quando un sogno si realizza?

Per molti lavorare da casa è proprio questo, un sogno che diventa realtà.

E non solo da casa, ma da dovunque nel mondo.

Basta una connessione internet, un computer e un progetto da poter svolgere in remoto (e al riguardo le opzioni sono innumerevoli ).

Se all’inizio questa era un’opzione per nomadi freelance ora sta diventando una strategia che le aziende lungimiranti adottano con il team non strettamente legato alla produzione di beni.

I vantaggi sono molteplici dalla riduzione dei costi fissi per l’azienda e il dipendente, ad un aumento della qualità della vita del dipendente stesso che non è immerso in spostamenti spesso dispendiosi in termini di tempo e che può utilizzare quel tempo nuovo in modo più produttivo per il suo benessere, alimentando indirettamente la sua produttività.

Insomma un circolo virtuoso che però deve vincere un pregiudizio su tutti, l’equivalenza complessa che se lavori da casa cazzeggi, o detto in termini più eleganti non fai nulla.

 

Un pregiudizio che nasce dalla mancanza di controllo ( aka: se non ti vedo che lavori non sono sicuro che tu lo faccia ) e che richiede una rivoluzione qualitativa nel valutare le risorse sia umane – in primis – sia di tempo.

Una rivoluzione che sposta il focus dall’illusione che la produttività sia fare – fare qualsiasi cosa per dare impressione di fare – alla comprensione una volta per tutte che contano i risultati, gli avanzamenti, il progresso, cosa insomma di concreto si realizzi con tutto il fare.

 

E se conosciamo già tutti Pareto e la sua legge (o dovremmo) in cui ci ricorda che solo il 20% di ciò che facciamo produce l’80% dei risultati, in pochi – a parte Tim Ferris – sembrano davvero metterlo in atto.

 

Se alla fine ciò su cui puntiamo l’attenzione è l’ultima riga del bilancio che indica il profitto, perché non cominciare a considerare cosa realmente lo produce e individuare il 20% davvero rilevante?

 

E il lavoro da casa guida a farlo, perché il controllo improduttivo esercitato fino a prima in azienda, deve lasciare spazio alla fiducia, alla flessibilità e ai risultati effettivi… non quelli generati dal molto rumore per nulla di una finta produttività.

 

Certo ora la transizione da una situazione all’altra è netta e sfidante, innanzitutto perché è stata imposta a tutti, sia alle aziende più preparate in termini di cultura aziendale, procedure e infrastrutture aziendali, sia a quelle che erano davvero lontane anche solo a pensarle queste soluzioni.

 

E allora da dove partire per vivere personalmente e professionalmente lo smart working – scelto o imposto – in modo salutare, efficace e utile?

Da te e della sana pianificazione… della tua vita.

 

Quando ho iniziato anni fa a lavorare da casa, inizialmente ero convinta che avendo più tempo avrei fatto molto di più. Errore colossale.
Perché essere a casa tutto il giorno significava prima di tutto una nuova routine di vita.
Se prima ero abituata ad uscire alle 8 per rientrare minimo dopo 12 ore di lavoro, pilates e qualche pranzo fuori, avendo poche ore libere per gestire altri impegni personali come meditare o uscire con le amiche… all’improvviso mi sono trovata con 24 ore tutte a mia disposizione, e l’illusione di avere più tempo, mi ha portato a perdere i basici della routine.

 

Non ci è voluto molto affinché mi trovassi a lavorare al pc ancora in pigiama, passando dal letto alla scrivania dimenticando tutto il resto, meditazione inclusa.

 

Tutto ciò, se da un lato è una transizione naturale, dall’altro non è salutare né per il tuo benessere e neppure per la tua produttività.

C’è bisogno di disciplina e centratura, ed entrambe richiedono piena consapevolezza di cosa ci mette nelle condizioni migliori per fare il nostro lavoro:

  • Quale pratica per iniziare la giornata con chiarezza mentale e presenza? Meditiamo? Facciamo un po’ di movimento fisico per smuovere il corpo, rilasciare le tensioni e le tossine?
  • Con quali intenzioni iniziamo la giornata? Ci lamentiamo appena posiamo il primo piede giù dal letto o sappiamo che stiamo facendo qualcosa di significativo della nostra vita ( nb: vita a 360°, non solo lavorativa)
  • Quale cibo per nutrire il corpo e la mente affinchè siano performanti e non appesantiti da cibi ricchi di zuccheri che annebbiano il cervello? ( o saltiamo la colazione perché non c’è tempo?)
  • Come ci curiamo di noi stesse? Ci prendiamo un momento per noi, per nutrire la nostra pelle, per truccarci, vestirci come ci sentiamo bene e come il nostro ruolo lavorativo prevede?

 

Lavorare da casa e dimenticarci di noi e tutto il resto è un attimo.

Si passa dal letto al lavoro in pochi passi che separano la camera dalla scrivania, se prima era difficile non portarsi il lavoro a casa, ora non c’è distinzione tra casa e ufficio… quindi la tentazione a non staccare mai è maggiore.

 

Ed è proprio quando la pressione è maggiore che arriva il punto di rottura e ti fa capire che così no, così non funziona proprio.

 

E la ripartenza nasce sempre da te, da un’attenta analisi di ciò che ti nutre e ti mette nello stato mentale, emotivo e spirituale migliore.

 

Iniziamo, sei pronta?!

 

E’ quando stiamo stanche, stressate o frustrate che abbiamo ancora più forza per cambiare le cose, semplicemente perché così non vogliamo stare, questo non è lo stato mentale che ci fa stare bene con noi stesse e ci fa rendere al meglio.

  • Quindi, se non è così che ti piace sentirti, come ti vuoi sentire?
  • Cosa ti fa sentire in questo modo? Richiama alla memoria un momento felice in cui ti sei sentita esattamente come desideri, senti la sensazione in ogni parte di te e ora scrivi tutte le azioni, attività, pensieri… che ti fanno sentire in questo modo.
  • Ora rileggi la lista delle azioni e evidenzia le azioni che puoi fare giornalmente.
  • Fissa una durata per ognuna di loro, fissa quel tempo nell’agenda ( se non lo scrivi tenderai a non farlo )
  • Fa che questo tempo per te sia la mattina, prima d’iniziare qualunque attività lavorativa. E’ importante farlo per due motivi, innanzitutto perché se lo scheduli per fine giornata quando sarai stanca, affamata o altro… la tendenza a posticipare sarà elevata, e soprattutto perché farlo alla mattina dice a te stessa che tu vieni prima di tutto ( e già qui è una rivoluzione ), e inoltre perché fare ciò che ci fa stare bene e amiamo di prima mattina ha un influsso benefico sul nostro sistema ormonale che ( sintetizzando ) potrà rilasciare ormoni come la serotonina, dopamina e ossitocina che alzano il nostro benessere, diminuendo i livelli di stress.

 

Quindi, prima di tutto programma d’iniziare la mattina con ciò che ti nutre e ti mette in uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e spirituale.

 

Secondo programma. Lavorare da casa spesso si traduce in un continuum di lavoro, trangugiando davanti al computer  – o non mangiando affatto – , finendo a sera tardi per andare a dormire direttamente, senza staccare, senza un contatto sociale – anche telefonico – senza un momento di riflessione e di gratitudine sulla giornata… continuo o ci siamo capite?!

E’ quindi importante che nella tua agenda blocchi slot di tempo per te: per farti da mangiare e mangiare, per chiamare un’amica, leggere un libro… dai a te stessa degli orari!

E non solo per la tua salute, ma anche per dare valore al tuo tempo, dare significato alle tue giornate… sennò si finisce per lavorare, senza andare da nessuna parte davvero.
E questo vale sia per la sfera personale sia per quella lavorativa: il nostro lavoro serve ad uno scopo che si tende a dimenticare se s’impilano azioni su azioni che non sono allineate ad un progetto o fine più grande.

 

Avere chiaro dove stiamo andando – e anche perché – è cruciale in ogni area della nostra vita.

 

L’ambiente in cui lavoriamo gioca la sua parte.

Se in ufficio abbiamo poco margine di manovra ( e mi ricordo quando io lavoravo in un ufficio senza finestre…. Fino al giorno che l’ho fatta costruire ) a casa nostra possiamo intervenire.
Il rapporto noi-ambiente è stretto, noi rispondiamo agli stimoli ambientali continuamente… com’è quindi l’ambiente in cui lavoriamo?
E’ ordinato, ci fa sentire bene, c’è una bella atmosfera, un buon profumo….  Non dobbiamo diventare esperti di feng-shui per essere consapevoli di come stiamo nell’ambiente in cui lavoriamo.

Il nostro ambiente ci fa venire voglia di lavorare con gioia?

 

E qui arriva la domanda cruciale, come ti puoi sentire meglio nell’ambiente in cui lavori? ( e può essere una stanza intera dedicata a questo uso come la tavola da cucina trasformata in scrivania per l’occorrenza) Crea l’ambiente che ti fa stare bene, sposta i mobili, metti ordine, fai decluttering ( un toccasana in ogni occasione ) … ascoltati, osserva e trasforma di conseguenza.

 

Se è importante avere un’ambiente ad hoc per lavorare, altrettanto è avere un’ambiente ad hoc per staccare, ricaricarsi. Se la scrivania è il luogo di lavoro, il divano o il terrazzo saranno quelli della pausa caffè. Spostati. I posti conservano emozioni ed energia. E tra il relax e il lavoro ci sono emozioni ed energie diverse, che non risuonano.

 

Come stai attenta all’ambiente che ti circonda, porta altrettanta consapevolezza a come ti vesti perché il cervello lavora per coerenza…e il pigiama non manda un segnale coerente con il lavoro.

Lavorando da casa il mio abbigliamento professionale è cambiato, vestiti e tacchi hanno lasciato il posto a maglie, giacche comode e spesso abbinati a pantaloni ancora più comodi, ma ho distinto nel mio armadio e nella mia testa l’abbigliamento da lavoro rispetto a quello del relax.

Questo aiuta a distinguere i diversi momenti e abiti mentali.

 

E’ tempo di sfatare un mito troppo a lungo osannato: il multitasking.

Non funziona. No, nemmeno se sei donna.

E’ un’illusione che ammetto non so da dove sia nata, forse una giustificazione per la distrazione.

Comunque sia è dimostrato scientificamente che ogni volta che passiamo ad un’azione senza aver completato ciò che stavamo facendo, perdiamo il 20% di produttività.

Interrompere ciò che stiamo facendo per leggere la mail appena arrivata o rispondere ad un sms, ci fa perdere il 20% di produttività…. Così da 20% in 20%… quanta produttività stai perdendo?

E quanto ti sta costando in termini di lavoro arretrato, frustrazione, stanchezza, stress… fatica a concentrarti e quelle famose perdite di memoria che si hanno quando non si chiudono i cerchi e si pretende di fare più cose insieme?!

 

Il multitasking è l’illusione di avere tutto sotto controllo.

Come si vince questa illusione?
Con la chiarezza dei progetti e obiettivi, con la distinzione di cosa è urgente, importante, prioritario e con un’adeguata programmazione che preveda bloccare tempo in agenda – il tempo realmente necessario, non quello che pensiamo sia sufficiente – per portare a compimento il lavoro.

Mi raccomando, con la flessibilità del caso e senza il delirio di onnipotenza.

 

Quindi, se te lo stai chiedendo.

Sì, prima blocchi in agenda il tempo per te e poi quello per il lavoro.

 

Il principio è semplice, sebbene contrario a quanto ci abbiano trasmesso per secoli del famoso e deleterio “prima il dovere, poi il piacere”,  prima nutri te stessa e poi tu nutri il tuo lavoro.

 

E non dimenticare le pause.

Nessuno mantiene lo stesso livello di attenzione ininterrottamente.

Ci sono diverse tecniche, da quella del pomodoro che prevede pause di 5 min ogni 25 min di lavoro, a quella che prevede 90min di lavoro e 10 di pausa… quale funziona di più? quella che TU fai funzionare a patto che ne usi una.
Io personalmente non ho una struttura rigida che mi autoimpone di staccare ogni 25″, 60″ o 90″… ( non vado mai oltre le 2 ore )  lavoro per task, nel mentre la maggior parte delle volte ho il telefono in modalità non disturbare, quando ho finito stacco, esco in giardino o metto un po’ di musica e poi riprendo con l’attività successiva.
Se hai ben chiaro cosa fare, staccare e non lasciarsi prendere la mano da pause interminabili è naturale (e per tutto il resto c’è il timer sul cellulare )

Staccare permette i lampi di genio.
La creatività e le intuizioni spesso si mettono in moto quando facciamo tutt’altro.

Quando lasciamo libera la nostra intuizione di fluire e fare le associazioni in modo spontaneo, è lì che tutti i dati si allineano e ci arrivano idee di valore.
Provare per credere!

 

Portare attenzione a te stessa, come donna e professionista, all’ambiente in cui vivi, a come gestisci lo spazio e il tempo per essere davvero produttiva  – e non indaffarata – ha lo scopo di far risaltare i risultati in modo vero.

E il risultato non è solo un numero di caselle spuntate nella to do list, è la naturale conseguenza di chi siamo diventate, di quanto siamo cresciute e migliorate… come donne e professioniste, e quanto questa crescita si riflette sull’azienda che conduciamo o in cui lavoriamo.  

 

Il risultato fine a sé stesso non crea un’eredità e non lascia nemmeno soddisfazione.

Il risultato, che è la naturale conseguenza di una cultura personale e manageriale consapevole e lungimirante, crea le aziende che fanno la storia.

 

Ti auguro di fare la storia.

1 commento
  1. Francesca Maria
    Francesca Maria dice:

    Grazie !!! Quanto hai descritto è la quotidiana realtà e la vera difficoltà è il principio di base: saper prendersi cura di se stesse come priorita’. Sapersi prendere cura significa riconoscersi e darsi il valore da cui ne discendono glu altri come il successo il riconoscimento la professionalità etc….ma senza Noi non c’è niente.
    Imparare a rispettarsi .

    Rispondi

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